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lunedì 20 febbraio 2012
Danni da errato stile di vita - alimentazione
Pubblicato da daniPer soggetti adulti di 18-35 anni di età, il fabbisogno energetico può essere calcolato, mediamente, in 2.900 calorie per gli uomini ed in 2.100 per le donne.
Tale fabbisogno diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età, mentre è maggiore nell’adolescenza.
Il fabbisogno di proteine è calcolato in 0,95 g/Kg di peso corporeo; di queste, una parte deve essere di origine animale, di maggiore valore biologico ai fini dell’apporto di aminoacidi essenziali per l’organismo umano.
Quanto ai grassi, essi non devono essere presenti per più del 30% delle calorie totali nei bambini e negli adolescenti e per più del 25% negli adulti con preponderanza di quelli contenenti acidi grassi insaturi.
I carboidrati complessi (amidi) devono essere i più rappresentati e devono fornire dal 45% al 55% delle calorie totali, mentre i carboidrati semplici o zuccheri (saccarosio, lattosio, fruttosio ecc.) devono fornire meno del 10% delle calorie totali.
Infine devono essere introdotte sufficienti quantità di vitamine liposolubili ed idrosolubili, di minerali e di fibre indigeribili (non meno di 30g al giorno).
Le proteine ed i carboidrati forniscono 4,1 Kcal/g, mentre i grassi forniscono 9,3 Kcal/g
L’alimentazione, per il mantenimento del migliore stato di salute deve essere sufficiente, non eccessiva e bilanciata.
La malnutrizione per difetto è frequente nei paesi in via di sviluppo e, nei paesi sviluppati a causa di diete errate e negli anziani.
La malnutrizione per eccesso è propria dello stile di vita dei paesi sviluppati e consiste in una introduzione eccessiva di tutte le componenti alimentari, con particolare preponderanza di grassi e proteine di origine animale, accompagnata da eccessiva assunzione di sodio come cloruro di sodio (sale da cucina). Conseguenza abituale dell’eccesso di alimentazione è il sovrappeso, che si associa spesso all’ipercolesterolemia.
Per valutare le condizioni di nutrizione di una persona si calcola l’indice di massa corporea (IMC) o body mass index (BMI) secondo la seguente formula : IMC o BMI = pso in Kg/quadrato dell’altezza in m
Nell’adulto si considera normale un IMC da 18,5 a 24,9, si parla di sovrappeso di grado 1 per un indice da 25 a 29,9, di grado 2 da 30 a 39,9 e di grado 3 da 40 in su.
Si considerano obesi coloro che hanno un indice di 30 o più.
Diabete: l’obesità è il principale fattore di rischio per il diabete; secondo stime effettuate in Italia, l’80% dei casi di diabete sarebbe attribuibile all’alimentazione eccessiva
Cardiopatia ischemica: l’ipercolesterolemia e l’ipertensione sono direttamente in rapporto con l’alimentazione. L’obesità è un indice di rischio per la cardiopatia ischemica
Ictus cerebrale: il principale fattore di rischio per l’ictus cerebrale è l’ipertensione,che, a sua volta, è influenzata dal consumo eccessivo di sale e dal sovrappeso
Cancro della mammella: fra i vari fattori di rischio noti per il cancro della mammella, l’unico modificabile è l’obesità
Cancro dello stomaco, del colon-retto, della prostata, dell’utero
Osteoartrosi
Carie dentale: zuccheri semplici
Prevenzione della malnutrizione
Nei paesi sviluppati l’obiettivo principale è la riduzione del consumo eccessivo di alimenti; in particolare, è necessario ridurre il consumo di grassi (specialmente dei grassi animali), di carne e di sale. Nello stesso tempo è necessario aumentare il consumo di frutta, verdura e cereali.
- Sostanze protettive : acidi grassi insaturi : acido oleico (acido grasso essenziale monoinsaturo) ed acidi grassi essenziali polinsaturi come l’acido linoleico ed alfa-linolenico. Si trovano negli oli vegetali e nei pesci. Azione protettiva nei riguardi delle malattie cardiovascolari; gli effetti protettivi derivano dalla loro capacità di abbassare il livello di colesterolo LDL, di ridurre la trombogenesi e di espletare un’azione antiaritmica.
- Sostanze antiossidanti : vitamine A, C, E, beta-carotene, selenio. Bloccano i processi di perossidazione ed antagonizzano sia i processi aterosclerotici, sia la cancerogenesi
- Fibre indigeribili
mercoledì 15 febbraio 2012
Danni da errato stile di vita - droghe illegali
Pubblicato da daniSi possono definire come droghe tutte quelle sostanze che sono capaci di indurre dipendenza ed eventualmente tolleranza.
Ai fini legali sono da considerare “sostanze stupefacenti e psicotrope” tutte quelle incluse in appositi elenchi, per la loro attività sul SNC tale da indurre ad abuso, dando luogo a dipendenza.
Caratteristica della dipendenza fisica è la sindrome da astinenza, che si manifesta in maniera diversa, ma spesso drammatica a seconda del tipo di droga, insorge dopo poche ore dall’assunzione dell’ultima dose e si attenua lentamente nel giro di alcuni giorni.
La dipendenza psichica ha manifestazioni meno drammatiche e non mette in pericolo la vita di chi fa uso della droga, in caso di soppressione della stessa; si manifesta come grave turbamento psichico che porta al desiderio ossessivo della sostanza.
La tolleranza è uno stato di adattamento dell’organismo alla sostanza, per cui con il passare del tempo, a parità di dose si ottengono effetti e reazioni minori; pertanto, per ottenere gli effetti ricercati è necessario aumentare progressivamente la dose introdotta.
L’assunzione di droghe produce danni fisici e psichici, oltre a condizionare spesso comportamenti antisociali in corso di assunzione e durante l’astinenza.
I danni fisici possono essere di varia natura ed entità e possono presentarsi con frequenza diversa a seconda della droga e a distanza di tempo più o meno lungo dall’inizio dell’assunzione abituale.
Le droghe sono sostanze attive sul SNC. Gli effetti negativi legati all’uso delle droghe sono di diverso ordine. Vanno innanzitutto tenuti presenti gli effetti tossici e quelli da astinenza.
Gli effetti tossici si manifestano in modo acuto in caso di assunzione di dosi superiori a quelle che il tossicomane è giunto a tollerare (over-dose).
La sindrome da astinenza si presenta con sintomi diversi a seconda del tipo di droga e l’intensità dei sintomi varia in rapporto alla durata dell’assunzione ed al grado di dipendenza.
L’assistenza a livello di Aziende Sanitarie Locali è erogata dai Servizi per le Tossicodipendenze (SerT); altre strutture attive per il recupero dei tossicodipendenti sono le Comunità terapeutiche.
La prevenzione della tossicodipendenza è un problema complesso che richiede l’applicazione di una strategia articolata in una serie di interventi intesi a rimuovere i fattori sociali che spingono a tentare l’esperienza droga ed a troncare o almeno ostacolare il florido traffico che si è sviluppato su scala mondiale.
venerdì 10 febbraio 2012
Danni da errato stile di vita - alcol
Pubblicato da daniL’alcol (etanolo) è probabilmente la droga che da più tempo l’umanità consuma; essa è anche, assieme al tabacco, la più largamente diffusa.
Il consumo di piccole quantità di alcol ai pasti, sotto forma di bevande naturali come il vino o la birra, ha un significato esclusivamente alimentare.
Non solo non esiste alcuna prova che nelle persone adulte, e bevuto in piccole quantità, esso sia nocivo, ma anzi si può ritenere che contribuisca al benessere aumentando il piacere della alimentazione, purchè le quantità siano piccole: non più di un bicchiere di vino (125 ml) o birra (lattina da 330 ml) a pranzo ed a cena, evitando le bevande superalcoliche; per le donne le quantità devono essere dimezzate, sia perché la loro massa corporea è mediamente minore sia perché l’alcol è metabolizzato con maggiore difficoltà a livello del fegato; ancora più ridotta è la quantità ammissibile per le persone anziane, mentre il consumo prima dei 15 anni deve essere del tutto evitato.
I valori soglia oltre i quali diversi studi epidemiologici hanno documentato rischi per la salute progressivamente crescenti sono 30g al giorno di alcol per l’uomo e 20g per la donna.
Possono essere considerati bevitori eccessivi gli uomini che consumano più di 60g di alcol al giorno e le donne che ne consumano più di 40g.
Una parte dei bevitori eccessivi sviluppa con il tempo un vero e proprio stato di alcolomania con tolleranza e dipendenza verso l’alcol; la tolleranza porta ad aumentare la dose ingerita, mentre la dipendenza implica il bisogno invincibile di ricorrere all’alcol.
Tuttavia, la tolleranza diminuisce col tempo per la progressiva riduzione delle capacità metaboliche del fegato (in particolare per la minore attività dell’alcol-deidrogenasi) in rapporto al danno epatico che si determina.
La dipendenza è di ordine fisico e psichico e può, sebbene non costantemente, portare al manifestarsi di sintomi da astinenza dovuti all’interferenza dell’alcol con il metabolismo delle cellule del SNC.
I tassi di mortalità fra i forti bevitori sono da due a quattro volte più elevati rispetto al resto della popolazione. In Italia, sono attribuiti all’alcol da 20.000 a 30.000 morti l’anno (cirrosi, tumori, incidenti, suicidi, omicidi).
I danni indotti dall’alcol sul SNC dipendono in parte da azione diretta sulle strutture nervose, ma in parte sono dovuti a manifestazioni cerebrali di danno vascolare di natura aterosclerotica per l’azione tossica sull’intima delle arterie e per le alterazioni metaboliche generali causate dall’intossicazione cronica alcolica.
Può determinare:
- psicosi di Korsakoff, allucinosi alcolica, delirio di gelosia, delirium tremens (manifestazione acuta che insorge in alcolisti cronici e che da alcuni è considerata una sindrome da astinenza)
- cirrosi epatica, carcinomi dell’apparato digerente e delle prime vie aeree
Di particolare importanza è l’azione epatotossica; la principale via di ossidazione è rappresentata dalla conversione ad acetaldeide, attuata dall’alcoldeidrogenasi, con produzione di ioni H+.
L’eccesso di idrogenioni viene utilizzato per la sintesi di alfaglicerofosfato e di acidi grassi il cui accumulo è responsabile della degenerazione grassa che si presenta nell’epatopatia alcolica.
L’acetaldeide che viene liberata in circolo induce alterazioni nella sintesi proteica del miocardio, che sono probabilmente alla base della miocardiopatia alcolica.
La temporanea attenuazione delle capacità di critica esistente già per livelli di alcolemia che non comportano ancora lo stato di ubriachezza o di ebrezza, è un fattore che aumenta il rischio di incidenti nell’ambiente domestico, sul lavoro, nelle strade.
- cardiopatia ischemica ed ictus, ipertensione
Il consumo moderato di alcol avrebbe, secondo i risultati di alcune indagini epidemiologiche, un effetto protettivo che dipenderebbe dalla capacità delle piccole dosi di alcol di :
- indurre un aumento delle HDL e della lipasi lipoproteica che attua il catabolismo delle VLDL
- stimolare l’attività fibrinolitica del plasma con riduzione del fibrinogeno
- ridurre l’aggregabilità piastrinica
- diminuire la pressione arteriosa
- aumentare la sensibilità all’insulina
- sostanze antiossidanti contenute nel vino rosso (tannini flavonoidi fenolici, techine)
Prevenzione dell’alcolismo
Nella lotta contro l’alcolismo l’obiettivo primario deve essere la progressiva riduzione dei nuovi casi. Vietando la pubblicità all’alcol e conducendo una opportuna campagna di informazione e di educazione si deve fare in modo che i giovani assumano un sano atteggiamento nei suoi riguardi, considerandolo un semplice completamento alimentare ed escludendo dal loro comportamento il ricorso alle bevande alcoliche come mezzo di socializzazione e di evasione dai propri problemi.
Accanto all’azione educativa vanno posti in atto interventi di regolamentazione che rendano meno accessibili le bevande alcoliche o, comunque, ne scoraggino l’uso :
- aumento della tassazione (e quindi del costo)
- limitazione dell’orario di vendita
- divieto di vendita ai minori
- sanzioni nei riguardi degli automobilisti con alcolemia pericolosa.
sabato 4 febbraio 2012
Danni da errato stile di vita - fumo di tabacco
Pubblicato da daniIlIl fuIIl fumatore ottiene dal tabacco degli effetti gratificanti di ordine fisico e psichico.
L’abitudine al fumo genera uno stato di dipendenza (tabagismo) dovuto all’assorbimento cronico di nicotina.
La sindrome da astinenza è caratterizzata da :
- sintomi psichici : astenia, irritabilità, ansia
- sintomi fisici : alterazione del sonno, diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa
Un’ampia serie di studi epidemiologici e sperimentali hanno dimostrato gli effetti negativi del fumo sulla salute.
In Italia il fumo di tabacco causa ogni anno oltre 90.000 morti per le diverse patologie ad esso correlabili :
- Broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO; bronchite cronica, enfisema), polmoniti, TBC
- Cardiopatia ischemica, trombosi cerebrale, ipertensione, aterosclerosi, aneurisma aortico, miocardite
- Tumori : cavo orale, laringe, esofago, polmone
Nel fumo di sigaretta, di sigaro e di pipa sono presenti numerosissime sostanze provenienti dalla combustione del tabacco.
La maggior parte di esse si trova anche nel fumo che si sviluppa da qualsiasi altro processo di combustione, altre, come la nicotina, sono specifiche del fumo di tabacco.
Le sostanze che hanno azione nociva sulla salute sono diverse e si trovano alcune nella fase gassosa, altre nella fase corpuscolata.
Ossidi di azoto, aldeidi, fenoli, cresoli, ammoniaca, piridina : sono sostanze irritanti
- inducono broncocostrizione
- inducono ipertrofia delle cellule mucose con ipersecrezione di muco
- inibiscono le ciglia vibratili della mucosa dei bronchi
ossidi di azoto, aldeidi, ammoniaca, piridina sono in fase gassosa, mentre fenoli e cresoli sono in fase corpuscolata.
Il recupero funzionale è buono quando si smette di fumare, anche dopo molti anni di fumo, purchè non si siano prodotte lesioni irreversibili legate all’instaurarsi di bronchite cronica o enfisema.
Varie sostanze cancerogene sono presenti nel fumo di tabacco.
Il rischio è in stretto rapporto con il numero di sigarette fumate,, con l’età di inizio del fumo e con l’abitudine di inalare il fumo (fumo trattenuto nel cavo orale o profondamente aspirato fino ai polmoni). Il rischio diminuisce smettendo di fumare progressivamente col passare del tempo fino a pareggiarsi con quello dei non fumatori.
Idrocarburi aromatici policiclici:
- Benzopirene, benzoantracene, dibenzoantracene (fase corpuscolata - azione cancerogena). Sono metabolizzati in composti altamente cancerogeni da enzimi cellulari (es. idrolasi dei macrofagi e dei linfociti); l’attività enzimatica aumenta con l’esposizione al fumo, pur restando a livelli molto diversi da un individuo all’altro per differenze genetiche.
In base a queste osservazioni si potrebbe pensare di individuare precocemente i soggetti maggiormente predisposti all’insorgenza del cancro del polmone, in quanto forniti di più elevata attività enzimatica
- Dibenzacridina, dibenzocarboli: (fase corpuscolata - azione cancerogena)
- Metilindoli, metilcarboli, catecoli : (fase corpuscolata - azione cancerogena)
- Polonio 210, arsenico, composti del nichel, composti del cadmio : (fase corpuscolata - azione cancerogena)
- Nitrosammine : (fase gassosa - azione cancerogena)
- Ammine aromatiche : (fase corpuscolata - azione cancerogena)
- Idrazina, cloruro di vinile, uretano, nitropropano, acrilonitrile, nitrosopirrolidina : (fase gassosa - azione cancerogena)
Il fumo di sigaretta è uno dei fattori di rischio maggiori nei riguardi della cardiopatia ischemica e di lesioni vascolari cerebrali. Rispetto al cancro polmonare ed alla bronchite cronica, per questa malattia l’aumento del rischio per il fumatore è più modesto.
Numerosi studi fisiopatologici nell’uomo e sperimentali negli animali dimostrano che la nicotina e l’ossido di carbonio del fumo di tabacco esplicano numerosi effetti negativi sul cuore, sulle arterie e sulla crasi ematica.
Nicotina
Presente nella fase gassosa è responsabile della dipendenza fisica sviluppata nei riguardi del tabacco, con conseguente crisi da astinenza in caso di interruzione del fumo abbassa la concentrazione di HDL, aumenta il livello di fibrinogeno, inibisce la produzione di prostaciclina (prostaglandina ad azione antiaggregante e vasodilatatrice) con conseguente azione trombogena,
aumenta la frequenza cardiaca, aumenta la pressione arteriosa, favorisce le aritmie e modifica la secrezione gastrica e la mobilità del piloro; ciò può spiegare la più elevata frequenza di ulcera gastro-duodenale nei fumatori (due volte più frequente rispetto ai non fumatori).
Monossido di carbonio
In fase gassosa causa minore ossigenazione dei tessuti compreso il muscolo cardiaco (secondo il numero di sigarette fumate può determinare nel fumatore fino al 15% di carbossiemoglobina), aumenta la permeabilità dell’endotelio vasale favorendo l’instaurarsi delle alterazioni aterosclerotiche, causa basso peso alla nascita e più elevata mortalità perinatale e induce malformazioni congenite (2-3 volte più frequenti nei bambini nati da donne fumatrici)
Acido cianidrico: fase gassosa
Fumo passivo: per fumo passivo si intende l’esposizione di un non fumatore ai prodotti della combustione del tabacco in un ambiente chiuso.
Legislazione
In Italia è proibita la vendita ai minori di 14 anni, è vietata la pubblicità ed è vietato fumare nei locali aperti al pubblico e sui mezzi di trasporto pubblici.
lunedì 30 gennaio 2012
I rifiuti
Pubblicato da daniI rifiuti urbani si distinguono in:
- Rifiuti domestici
- Rifiuti stradali e di aree pubbliche
- Rifiuti vegetali da aree verdi pubbliche e private
- Rifiuti cimiteriali (compresi quelli da esumazione ed estumulazione)
I rifiuti speciali sono prodotti da:
- attività agricole
- attività industriali
- attività artigianali
- attività commerciali e servizi
- attività sanitarie
- demolizione, costruzione e scavo
I rifiuti sanitari assimilabili ai rifiuti urbani :
- residui di pasti e ristorazione
- spazzatura
- contenitori vari es. sacche e contenitori per urine
- indumenti e lenzuola monouso, pannolini e pannoloni
- gessi ortopedici
- rifiuti a rischio infettivo che siano stati sterilizzati
I rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo : contengono sostanze tossiche o nocive e richiedono trattamenti e smaltimenti particolari
I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo : rifiuti provenienti da reparti o stanze d’isolamento
oggetti contaminati con sangue o altri liquidi biologici provenienti da qualsiasi reparto
I rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento :
- organi e pezzi anatomici
- animali da esperimento
- farmaci
I rifiuti pericolosi: contengono sostanze tali da presentare un pericolo per la salute e per l’ambiente:
- farmaci
- pile esauste
- batterie esaurite
Gestione dei rifiuti
- riduzione della produzione dei rifiuti
- prodotti in contenitori ricaricabili e riutilizzabili, eliminazione di involucri non necessari
- raccolta differenziata e recupero, reimpiego, riciclaggio
- plastica, carta e cartoni, vetro, alluminio, legno, frazione organica (residui alimentari di origine vegetale e animale, scarti vegetali provenienti da giardini pubblici e privati).
- con opportuni trattamenti i rifiuti organici possono essere trasformati in “compost”.
I rifiuti devono essere triturati e immessi in reattori per avviare il processo di fermentazione ad opera di microrganismi saprofiti, che si riproducono a spese delle sostanze organiche.
La fermentazione aerobia si fa proseguire accumulando i rifiuti all’aperto : nei cumuli si ha in breve tempo un rilevante aumento di temperatura (fino a 65-70°C) che poi decresce lentamente.
Rivoltando periodicamente i cumuli per fornire l’ossigeno necessario alla continuazione del processo, si determinano nuovi aumenti di temperatura seguiti da lenta diminuzione.
Il processo di compostaggio si considera terminato quando rivoltando i cumuli non si hanno più aumenti di temperatura; ciò accade in circa 2-3 mesi.
Il prodotto finale, il “compost”, è una massa soffice, porosa, di colore bruno con l’odore non sgradevole del terriccio, in cui la demolizione delle sostanze organiche è solo parziale.
Esso offre tutte le garanzie di salubrità, poiché le elevate temperature raggiunte nella fase di compostaggio inattivano microrganismi patogeni e uova di elminti.
Può essere utilizzato come “ammendante” di terreni agricoli.
Il potere fertilizzante può essere aumentato mescolando ai cumuli di rifiuti solidi organici i fanghi degli impianti di trattamento delle acque reflue
Smaltimento
- smaltimento delle componenti residue con modalità rispettose della salute della popolazione e della qualità dell’ambiente
- incenerimento : dà luogo a ceneri e scorie che rappresentano il 10% in volume e il 30% in peso dei rifiuti di partenza. Le scorie di combustione possono:
- essere accumulate in discariche
- essere impiegate come materiale di riempimento per lavori edili e stradali
- essere utilizzate come componente di conglomerati cementizi
Gli inceneritori più moderni sono dotati di sistemi per il recupero dell’energia termica e sono indicati come termovalorizzatori.
- discariche controllate : tre tipi di discariche : per rifiuti inerti, per rifiuti solidi urbani e per rifiuti pericolosi. La struttura della discarica deve essere tale da isolare i rifiuti dal terreno, disponendo dal fondo verso la superficie, un rivestimento isolante costituito da uno strato di argilla e una membrana di materiale plastico e, sopra di questo, uno strato di sabbia con una rete di condutture per il drenaggio del percolato. Al termine di ogni giornata lavorativa gli strati di rifiuti sono ricoperti con terra, mista eventualmente a ghiaia, ciottoli per uno spessore di 20-30 cm. L’impianto deve essere completato da un sistema di camini di esalazione per il recupero del biogas che si produce da processi biochimici che avvengono ad opera di microrganismi che attaccano la frazione organica dando luogo alla produzione di anidride carbonica e di metano.
mercoledì 25 gennaio 2012
Additivi alimentari
Pubblicato da dani- Nitrati e nitriti: queste sostanze hanno anche un effetto conservativo, ma la loro aggiunta ha principalmente gli scopi di mantenere il colore della carne impedendone l’ossidazione, di contribuire alla formazione dell’aroma proprio delle carni insaccate.
In quantità stabilite il loro uso è consentito.
L’acido nitroso, derivante dai nitrati (dopo la loro riduzione a nitriti da parte di microrganismi residenti nell’apparato digerente) possiede elevata reattività e può dare luogo a numerosi nitrocomposti; tra questi sono di particolare interesse le nitrosammine che sono cancerogene (attività cancerogena esplicata da un derivato metabolico prodotto a livello epatico e dimostrata su animali ma relativamente a quantità di molto superiori a quelle presenti negli alimenti).
- Emulsionanti, addensanti, dolcificanti, aromatizzanti, coloranti
venerdì 20 gennaio 2012
Igiene degli alimenti - La conservazione
Pubblicato da daniMolti alimenti vanno rapidamente incontro ad alterazioni delle caratteristiche organolettiche (aspetto, consistenza, colore, odore, sapore) e delle proprietà nutritive causate da esoenzimi microbici (batteri, lieviti, muffe) e da enzimi loro propri.
I diversi metodi di conservazione hanno l’effetto di:
- uccidere o sospendere le attività vitali dei microrganismi saprofiti responsabili delle alterazioni degli alimenti
- uccidere o sospendere le attività vitali dei microrganismi patogeni
- inattivare gli enzimi propri degli alimenti
La conservazione può essere attuata con procedimenti o mezzi fisici (disidratazione, calore, freddo, irradiazione, microonde) e chimici (sale, acidi, alcol, olio, reazioni complesse)
Disidratazione
Esposizione ad aria riscaldata intorno a 70°C in forni
- Liofilizzazione: congelamento e successiva disidratazione sotto vuoto per sublimazione
- Affumicatura (nel fumo sono presenti sostanze batteriostatiche e battericide ma anche sostanze cancerogene come il benzopirene)
- Essiccamento al sole
Calore
Alcuni alimenti possono essere sottoposti alla sterilizzazione, in recipienti chiusi ed a temperatura superiore a 120°C per più di 15 minuti. In tale modo si ottiene l’uccisione anche delle spore e la possibilità di conservazione, praticamente illimitata, a temperatura ambiente. Non tutti gli alimenti, però, sono adatti ad essere sterilizzati senza subire alterazioni organolettiche e diminuzione del valore nutritivo
Freddo
Quando la temperatura viene mantenuta poco al di sopra dello 0 (di solito fra 0 e +4°C) si parla di refrigerazione.
La refrigerazione impedisce la moltiplicazione dei batteri patogeni, ma alcuni microrganismi saprofiti (batteri e miceti) possono continuare a moltiplicarsi, anche se lentamente con alterazione degli alimenti.
Alle temperature di congelamento (inferiori a -18°C) non si ha moltiplicazione microbica, ma alcuni processi enzimatici possono svolgersi, seppure lentamente, e produrre dopo tempo delle alterazioni. Anche se per diversi alimenti (carne, pesce) il congelamento è un buon mezzo di conservazione perché mantiene praticamente inalterato il loro valore nutritivo, esso è inapplicabile ad altri (es. frutta); infatti, la formazione di cristalli di ghiaccio porta a rottura delle cellule.
Per ovviare a questi inconvenienti si ricorre alla surgelazione o congelamento rapido che consiste nel sottoporre l’alimento ad un rapido abbassamento della temperatura in maniera da raggiungere temperature inferiori a -18°C in un tempo massimo di 4 ore.
In questo modo anche gli alimenti vegetali conservano a lungo inalterate le loro caratteristiche organolettiche e il valore nutritivo.
Poiché all’atto dello scongelamento buona parte dei microrganismi riprende a moltiplicarsi, è necessario che gli alimenti siano esenti da batteri patogeni prima del congelamento.
Radiazioni ionizzanti
Raggi beta e gamma.
A seconda della dose si può ottenere la distruzione di tutti i microrganismi e parassiti, con sterilizzazione dell’alimento, o soltanto l’uccisione dei patogeni.
Microonde
Poiché le microonde non attraversano il metallo, occorrono confezioni particolari.
Conservanti chimici
- Cloruro di sodio (sale da cucina) : lega l’acqua libera e la rende indisponibile per i microrganismi
salatura a secco o salamoia in cui immergere l’alimento
- Saccarosio (zucchero da cucina) : lega l’acqua libera e la rende indisponibile per i microrganismi
- Aceto (acido acetico) : i bassi valori di pH impediscono lo sviluppo dei batteri patogeni
- Alcol etilico
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